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NERO DI TROIA
Uva di Canosa o di Barletta o della Marina, Sumarello, Tranese.
AllUva di Troia o Nero di Troia - così lo chiameremo da ora in poi -
i sinonimi non mancano. Fin dalla metà dell800, e cioè fin da quando se
ne ha notizia come di una varietà robusta, resistente alla siccità ed
abbastanza produttiva. Ad un secolo e mezzo di distanza, il Nero di Troia
si è ormai imposto come il terzo grande vitigno autoctono pugliese. Dopo il
Primitivo ed il Negroamaro, ma solo in ordine di entrata. Non più vitigno destinato
a semplice vino da taglio ma vitigno carico di personalità e suscettibile di
interpretazioni inattese (avete già provato il Rosato di Troia?). E le superfici
coltivate a Nero di Troia in Puglia, dopo essersi letteralmente decimate nellultimo
trentennio - fino ai 1.700 ha. circa del 2000 - ricominciano sia pur lentamente
a crescere.
Di tutto questo a Canosa siamo - diciamolo pure - piuttosto orgogliosi. Non
tanto perché, come si è visto, il Nero di Troia potrebbe anche chiamarsi Nero
di Canosa (sia chiaro: lultima cosa di cui abbiamo bisogno è una nuova
ventata di campanilismo enologico). Ma soprattutto perché - nel nostro piccolo
- attraverso lattività del Consorzio per la tutela
del vino doc Rosso Canosa abbiamo anche noi contribuito a trasformare
la viticoltura del Nord-barese facendo però in modo che restasse se stessa
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